Iron, Leather & Fine-Art Photography

Harley-Davidson Blackline


Approfittando dell’Open Day del weekend appena trascorso (24-25 Settembre) ho aggiunto un’altra due ruote alla lunga lista (mai abbastanza!) di mezzi di trasporto da me provati. Non so rinunciare a mettermi al manubrio (o volante) di qualunque cosa abbia un motore, se me ne danno la possibilità. Se non è passione questa…

Non mi aspettavo certo di trovare la Road Glide Custom CVO da 32.000 euro ma, sotto sotto, confidavo almeno nella più abbordabile Dyna Switchback, unica (a mio parere) interessante novità della gamma H-D 2012. Sarà che il Dealer più vicino a casa mia non è la Numero Uno di Milano ma mi sono dovuto accontentare, per così dire, di una Softail Blackline. L’alternativa era una nerissima, ma già testata, Fat Boy Special.

Pulita, essenziale, con quei cerchi neri a raggi e la coda tipo Sportster (con la fanaleria integrata nelle frecce). Indubbiamente la Softail che mancava, vista l’abbondanza delle sorelle Fat Boy, Deluxe e Heritage Classic, perfetta per chi non sa rinunciare allo stile clean dell’ammortizzatore nascosto. Sembra vagamente una via di mezzo tra l’indimenticabile Night Train e la più piccola Nightster, perdendo qualcosina in personalità. La Cross Bones, appena uscita di produzione e penultima (l’ultima è questa Blackline) “nuova” Softail, aveva decisamente più assi nella manica per rimanere nella storia.

Come scrissi in precedenza anche per la Wide Glide, questa Blackline ha una configurazione molto simile al mezzo che guido quotidianamente: ruota anteriore alta e sottile, culo basso e manubrio largo. Mmh no, quanto meno quest’ultimo. L’interessante coppia di semimanubri neri impone una posizione abbastanza protesa in avanti (anche per me che misuro 187 cm d’altezza) con le braccia parallele tipo Drag-bar stretto, il che comunque non mi dispiace affatto!

Si parte. Il Big Twin da 96 cubic inches non mi è affatto nuovo e difatti bastano 200 metri e un paio di curve per agguantare il feeling con la Blackline. Da subito noto il “difetto” del manubrio che, in sterzata, tende a cadere. Non so se mi spiego: è una sensazione che si percepisce soprattutto nelle manovre da fermo. Girando il manubrio da un lato o dall’altro si ha la sensazione di “sbilanciare” l’intero asse anteriore che tende ad appoggiarsi sul fine corsa dello sterzo. Anche sulla Honda Shadow Spirit 750, in configurazione stock, ho notato questo fenomeno. Forse è più comune di quanto io pensi, ma sulla mia Yamaha Dragstar 650 non è assolutamente presente.

I 1580 cc spingono bene, non è una novità, anche se non mi abituerò mai agli scarichi di serie. Davvero, come si può godere di un simile propulsore con quel fruscio che a malapena esce dallo scarico?
Interessante il tasto “Trip” che dà varie informazioni nello schermino digitale sotto al tachimetro, soprattutto quando segna gli RPM. Ora so che al minimo oscilla tra i 950 e 1100 giri al minuto! Si poteva vivere senza ma, perchè no! FINALMENTE buona la frenata, decisa, senza quella sensazione (provata fino ad oggi su tutte le Harley nuove) di spugnosità delle leve. Forse il posteriore tende a inchiodare un po’ troppo facilmente ma nel complesso mi ha lasciato un’ottima sensazione. Riguardo all’handling, mon sia mai che non provi a fare qualche curva come fossi in sella a un super-motard, giusto per capire quanto si possa piegare con tre quintali di ferro nuovi di zecca. In questo caso ci si può quasi permettere di fare qualche scintilla con i perni metallici che spuntano dalle pedane. Solo riappare quella strana sensazione di cui parlavo sopra, riguardo al manubrio che tende a chiudersi. Immagino sia solo questione di abitudine.

Che dire, questo non è certo un test esauriente o esaustivo, ma come sempre una prova sincera nelle mie possibilità.
Un pensiero comunque mi è subito frullato in testa, circa per tutta la prova e riflettendo sui passati test drive: la sgradevole sensazione di guidare sempre la stessa moto. Chiaro, è “l’impronta” di fabbrica, è un tratto distintivo, ma alla fine, fatta eccezione per alcuni modelli DAVVERO diversi, tutto pare davvero molto amalgamato e omologato. Wide Glide, Blackline, Street Bob, Fat Boy, ecc… se chiudi gli occhi e ti metti a guidare sono quasi certo che difficilmente potresti distinguere o ricordare distintamente le sensazioni che ognuna ti ha dato. Sarà anche che proprio non riesco a concepire l’acquisto di una Harley completamente originale (o peggio, acquistarla e tenerla così), ma sento il bisogno di un’esperienza di guida davvero “unica”.

La soluzione è ovvia. Lo dice il genere stesso: custom. E allora customizziamole per bene… cominciando dagli scarichi!

 

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